Il ristorante del controllo
Il Ristorante del Controllo
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Nicole, con i vibratori nascosti sotto il vestito nero, affronta una cena al ristorante dove Angelo controlla ogni suo movimento con il telecomando. Tra ordini sussurrati e dita sotto il tavolo, l'orgasmo arriva in pubblico, ma la promessa di una notte più intensa incombe.
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Nicole strinse l'asciugamano al petto, il tessuto ruvido contro i capezzoli ancora turgidi per l'acqua calda. Le gambe le cedettero per un istante, e dovette appoggiarsi al bordo della vasca con una mano. Angelo non si mosse per sorreggerla. La guardava con le braccia conserte, la schiena appoggiata alle piastrelle fredde del bagno, il respiro lento di chi ha tutto il tempo del mondo.
«Sei pronta per stasera?» chiese, la voce bassa, quasi distratta.
Nicole annuì, l'asciugamano che le avvolgeva il corpo come un bozzolo umido. I segni sui polsi pulsavano ancora, rossi e netti dove le calze di nylon avevano morso la pelle. Angelo li notò, gli occhi che scendevano lungo le braccia fino alle caviglie, dove il nastro da imballaggio aveva lasciato strisce rosate.
«Bene. Ti vestirai tra un'ora. Il vestito è sul letto.» Si staccò dal muro e le passò accanto, sfiorandole la spalla bagnata con la manica della camicia. Non si voltò. Nicole rimase immobile, l'acqua che continuava a gocciolare dalle punte dei capelli sul pavimento di ceramica.
Un'ora dopo, Nicole era in piedi davanti allo specchio della camera. Il vestito che Angelo aveva scelto era nero, aderente, con una scollatura che le scopriva quasi interamente il seno. La stoffa le scivolava sui fianchi come una seconda pelle, e sotto, come ordinato, non c'era nulla. Niente reggiseno, niente slip. Il tessuto le sfregava contro i capezzoli sensibili a ogni respiro, e l'aria fresca della stanza le ricordava costantemente la sua nudità sotto la stoffa.
Angelo entrò senza bussare. In mano teneva due oggetti piccoli, lucidi: due vibratori ovali, collegati a un filo sottile che terminava in un piccolo telecomando. Si fermò dietro di lei, gli occhi che la percorrevano nello specchio dalla scollatura alle cosce.
«Allarga le gambe,» disse, e Nicole obbedì, i piedi che si separavano sul pavimento di legno. Lui le sollevò l'orlo del vestito fino ai fianchi, esponendola completamente. Le sue dita, grandi e asciutte, le separarono le labbra della figa, ancora gonfia e sensibile dal pomeriggio. Il primo vibratore scivolò dentro con una lentezza deliberata, riempiendola, e Nicole trattenne il respiro quando sentì il secondo premere contro il buco del culo, ancora rosso e aperto. Angelo lo spinse con pazienza, il pollice che lo faceva ruotare leggermente finché non fu completamente dentro.
«Brava ragazza,» mormorò, e il telecomando emise un breve ronzio quando lo accese per prova. Nicole sussultò, le ginocchia che si piegavano appena, e Angelo la afferrò per un fianco, tenendola dritta.
La cena era in un ristorante a dieci minuti di macchina. Angelo guidò in silenzio, una mano sul volante, l'altra sul telecomando nella tasca della giacca. Ogni volta che Nicole sembrava rilassarsi sul sedile, lui attivava i vibratori con un clic, e lei si irrigidiva, le unghie che affondavano nel cuoio del sedile, la figa che si bagnava sotto il vestito.
Al ristorante, Angelo scelse un tavolo d'angolo, seminascosto da una colonna. Nicole si sedette con cautela, i vibratori che premevano contro la sedia dura, e cercò di concentrarsi sul menu. Angelo ordinò per entrambi: bistecca, patate al forno, un vino rosso corposo.
Quando il cameriere si allontanò, Angelo attivò i vibratori al massimo. Nicole si morse il labbro inferiore così forte da sentire il sapore del sangue. Le sue cosce si strinsero sotto il tavolo, e la figa le pulsava intorno all'uovo vibrante, il culo che contraeva ritmicamente intorno al secondo.
«Stai ferma,» le disse Angelo, la voce calma, come se le stesse parlando del tempo. «Se ti muovi, ti sculaccio qui davanti a tutti.»
Nicole rimase immobile, le nocche bianche sulla forchetta, il respiro corto e superficiale. Angelo le posò una mano sulla coscia sotto il tavolo, le dita che risalivano lentamente verso l'orlo del vestito. Quando raggiunsero la piega dell'inguine, Nicole emise un suono strozzato, e lui sorrise, gli occhi fissi nei suoi.
«Sei la mia bistecca panata,» disse, le dita che le sfioravano le labbra bagnate della figa. «Fuori croccante e composta, dentro morbida e calda.»
Le infilò un dito dentro, accanto al vibratore, e Nicole dovette portarsi il tovagliolo alle labbra per soffocare un gemito. Angelo mosse il dito lentamente, sentendo le pareti della figa contrarsi intorno al suo tocco e al vibratore che ronzava implacabile. Con il pollice le massaggiò il clitoride, circolarmente, e Nicole sentì l'orgasmo montare come un'onda che non poteva fermare.
«Vieni,» ordinò Angelo, e Nicole obbedì, il corpo che si irrigidiva sulla sedia, la figa che schizzava succo sulle sue dita e sulla stoffa del vestito. Lei ansimò nel tovagliolo, gli occhi che si chiudevano, e Angelo ritirò la mano, portandosi le dita alla bocca per assaporarla.
Il cameriere tornò con i piatti, e Angelo sorrise, ringraziandolo con cortesia. Nicole fissava la bistecca davanti a lei, le mani tremanti, i vibratori ancora accesi dentro il suo corpo.
«Mangia,» disse Angelo. «Poi torniamo a casa e ti scopo come si deve.»
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